Incontro AIAM a Bologna del 10 marzo 2009
Al fine di valutare la difficile situazione organizzativa e produttiva del mondo musicale della classica, il giorno 10 marzo 2009 alle ore 11 si è tenuta presso la sede Agis di Bologna una riunione del comparto AIAM delle regioni Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Marche, allargata ad altri operatori del settore musicale quali giornalisti, musicisti ed agenti della medesima area geografica.
Al termine della relazione del Presidente Nazionale AIAM Lucio Fumo e della presentazione di Maddalena da Lisca - vice presidente Nazionale AIAM - dei temi oggetto della tavola rotonda, gli intervenuti hanno espresso le loro opinioni che sintetizziamo qui di seguito:
- E’ emersa la necessità di trovare una nuova forte identità del mondo della concertistica ma senza avere un atteggiamento aggressivo nei confronti delle fondazioni liriche. Non dobbiamo fare una guerra tra poveri ma affrontare il problema a livello politico. Piuttosto che litigare tra comparti, è più produttivo cercare un’alleanza. Si ribadisce comunque la necessità di far riconoscere all’opinione pubblica e agli organi di Governo il ruolo centrale della concertistica nella diffusione della cultura musicale sul territorio italiano. C’è quindi da portare avanti una battaglia, ma non si intravede quale esercito si possa impiegare. Forse il coinvolgimento di alcuni nomi importanti come “testimonial” del nostro disagio potrebbe portare l’attenzione su di noi da parte dei media.
- Alcuni interventi sono stati dedicati al ruolo centrale della formazione del pubblico e dei musicisti, di cui spesso le associazioni musicali si fanno carico in un sistema non organizzato e spontaneo, ma capillare ed efficace.
Si ribadisce che, comunque, anche nel caso vi siano le condizioni per portare la musica nelle aule, la situazione di gran lunga più proficua è quella di abituare i ragazzi ai luoghi della musica: teatro, sale, etc.
Si ricorda, in proposito, che Agis Veneto sta organizzando un Convegno per trovare nuova linfa nella formazione del pubblico e degli artisti in un momento di crisi globale come quello attuale.
Sempre sul fronte della formazione va affrontata, una volta per tutte, la questione dei Conservatori, di quanti debbano essere e con quali caratteristiche e obiettivi. Troppi musicisti escono senza avere altre qualifiche se non quella musicale e senza nessuna opportunità di lavoro o di carriera. Si fa riferimento a parecchie iniziative che occorrerebbe attuare per migliorare l’offerta musicale e si cita il meccanismo delle Residenze degli artisti. Anche qui, esistono varie esperienze ma non si riesce a fare sistema.
Si ribadisce quindi che venga considerato di più l’aspetto della formazione e che si adottino metodi di valutazione più obiettivi.
- Viene dichiarato che i musicisti liberi professionisti non hanno visibilità e non si sanno rappresentare.
Non tutti sono d’ accordo su questa tesi ma si fa risalire il problema ad un fatto culturale che impedisce di vedere nella società italiana il musicista come soggetto attivo di cultura e del sapere. Molti si sono dovuti spacciare per operatori culturali per potersi esprimere, vista la sordità di ogni tipo di organizzazione e dei decisori amministrativi.
Emerge ancora l’esigenza di valorizzare la residenzialità dei musicisti. Il nostro settore costa poco allo Stato e restituisce in tasse più di quanto si riceva in sovvenzioni. E’ possibile che, nell’affrontare la crisi, emergano aspetti innovativi e creativi: si spera che ciò accada anche al mondo della concertistica.
- La discussione si sposta anche su elementi gestionali e si ribadisce che il mondo della concertistica non può esser comparato alle grandi case d’opera, dove il costo del lavoro assorbe una fetta importante del budget. La concertistica è infatti basata su costi più volatili e, da questo punto di vista, il rapporto costo/benefici è ribaltato a favore della produttività ma certamente penalizzato nei confronti degli operatori di settore. Il loro lavoro è basato spesso su un sistema di semi-volontariato e di addetti free lance.
In ogni caso è ormai chiaro che quello attuale è un sistema che non regge più. Le fondazioni liriche ad esempio hanno, in passato, assunto personale per avere più sovvenzioni e ora non riescono a sostenere i costi dei loro dipendenti.
C’è una totale de-regulation, un’anarchia totale sull’inquadramento del personale delle orchestre (c’è chi assume, chi fa contratti di collaborazione, chi contratti aziendali…). Deve essere fatta una totale riorganizzazione del mondo del lavoro nella musica. E’ auspicabile che venga fatta una radiografia seria del mondo del lavoro del nostro comparto, perché se ci sono poche risorse bisogna che siano spese meglio. E’ urgente in tal senso ridefinire i ruoli esistenti e rivedere tutto il settore ad un serio tavolo di lavoro.
- Da più interventi viene segnalato come vi siano decine e decine di iniziative, anche intelligenti e meritevoli, ma ciò che manca – alla pari di qualsiasi argomento nel nostro paese – è un approccio di sistema chiaro, facile da percorrere e facile da riconoscere, un sistema che consenta di ottimizzare e di orientare le azioni musicali per esempio nella scuola. Si riconferma come la concertistica faccia già oggi moltissimo per la scuola, grazie ad iniziative mirate, ma ciò accade molto spesso in modo sommerso e poco riconosciuto, senza considerare che questa attività è invece un patrimonio di grande importanza, anche a livello politico.
- Emerge la necessità di trovare e suggerire come affrontare il tema delle valutazioni in sede di finanziamento e pretendere commissioni ministeriali che producano risultati trasparenti e comprensibili, anche tramite forme di vigilanza.
Sono state fatte, negli anni, molte proposte rivolte a Siae, Agis e Governo ma il punto focale è che si sta perdendo il significato del perché bisogna dare maggior sostegno al settore concertistico. Dobbiamo portare quindi motivazioni forti del lavoro che facciamo.
Si riscontra infine che ci sono troppi errori nel Regolamento Musica.
- Un intervento è dedicato alla difesa del repertorio italiano e dei musicisti del nostro paese. Si parla di come opera la Francia in tal senso, promuovendo i propri artisti e il proprio repertorio con il festival Suona Francese. Ci si domanda perché non venga fatto qualcosa di analogo anche da noi.
