CONSIDERAZIONI SUL TEMA DELLA CULTURA MUSICALE

 

 

Ennio  Morricone compositore

 

 

La nostra società sta attraversando un momento di smarrimento totale. Faccio un appello forte per ritrovare nella cultura, nelle arti, nella musica, nella memoria di un grande Paese la nostra identità. Respingiamo per questo l’indifferenza alla cultura, facciamo nuove proposte a beneficio di tutti.

Grazie per questa Conferenza.

 

 

Nicola Sani compositore e direttore artistico

 

 

La Musica prossima ventura. Ogni Paese del mondo ha un suono. E’ il suono della propria lingua e del modo in cui la sua gente la parla, è il suono delle sue città, del vento che le attraversa, dei suoi paesaggi naturali. Ogni Paese ha una sua espressione sonora, che chiamiamo “musica”. Ogni Paese contribuisce allo sviluppo della cultura del nostro pianeta, con la propria “musica”, sostenendone la divulgazione e il progresso. Nella storia del mondo, alcuni Paesi hanno avuto un’importanza determinante proprio grazie alla loro musica. Tra questi l’Italia, che, dal medioevo ad oggi, ha visto il continuo avvicendarsi di grandi figure di compositori, interpreti, direttori, studiosi, ricercatori, divulgatori. Questo felice percorso oggi rischia di arrestarsi. L’incapacità di comprendere l’importanza del patrimonio rappresentato dalla cultura musicale del nostro Paese, rischia di azzerare uno dei più grandi patrimoni che la nostra storia e la nostra cultura ci hanno tramandato. Non è soltanto una questione di risorse finanziarie ma più in generale la pressoché totale assenza di un progetto sulle attività musicali in Italia. Teatri, orchestre, stagioni, festival, attività formative, pedagogiche, educative, sopravvivono nella più assoluta incertezza e precarietà. Non c’è alcuna politica sulla ricerca, la sperimentazione musicale è azzerata, non esistono centri di produzione collegati alle tecnologie avanzate, le istituzioni musicali non commissionano nuove opere ai compositori italiani. Non vi è alcuna incentivazione per i privati ad investire in ambito culturale e ancor meno nel campo della musica colta. In questo modo si impedisce di fatto che la coscienza storica del patrimonio musicale venga trasmessa alle nuove generazioni, che da questa memoria possa nascere una nuova creatività, che tale creatività possa inserirsi a pieno diritto nel contesto delle espressioni contemporanee come avviene nei Paesi più avanzati, al cui novero ci vantiamo di appartenere. E che da questa creatività possa nascere un fertile dibattito culturale che si sviluppa nel segno del più alto concetto di libertà e democrazia.
Si cerchi di contrastare un disegno di progressiva riduzione del nostro Paese al livello di mero utilizzatore di prodotti di consumo.

 

 

Sylvano Bussotti compositore

 

 

“Creatività nei giovani ma non soltanto, trasmissione della memoria,

debbono godere di un libero e democratico sviluppo.

condividendo l'esigenza di farsi presto sentire: all'arte, alla musica, allo spettacolo e a tutte le sue forme originali non è ammissibile alcun bavaglio,
lo dimostravamo anni e anni or sono,

si vede quanto fummo sempre inascoltati ma torniamo ad affermarlo con forza,
da musicisti e non solo, sapendosi presenti alla conferenza stampa del prossimo 20 p.v., in tutto il suo valore.”

 

 

Azio Corghi compositore e didatta

 

 

Il capo dello Stato sostiene che le emergenze vanno viste “nel quadro più generale dei problemi della cultura, del suo ruolo e delle sue esigenze". All’interno di questa visione complessiva, egli ha citato i musei, i siti archeologici, i centri urbani, i luoghi paesaggistici e la musica ovvero "un patrimonio straordinario che abbiamo ereditato e che abbiamo il dovere di preservare e valorizzare".

A chi sostiene che “la cultura non riempie la pancia…” ribatto che al contrario la cultura concretamente contribuisce a riempirla usando il cervello, il talento e la maestria.

Io penso che la valorizzazione del nostro patrimonio culturale consista nel farne conoscere le potenzialità sia sul piano del valore artistico sia, di riflesso, su quello economico esteso all’indotto e al turismo. Paesi come la Germania, che in questa direzione investono più di noi, ne sono ampiamente ripagati. In questi

ultimi decenni, il danno alle nuove generazioni è incalcolabile.

Da noi la cultura è considerata fardello ingombrante e inutile. Se le nuove generazioni finiranno per crederci, assisteremo a “crolli di tipo pompeiano” anche nel campo della cultura musicale mentre la “società dell’apparenza” trionferà. Impediamo questo scempio e appelliamoci al senso di responsabilità collettivo al fine di recuperare linfa vitale alle forme d’arte e alla musica, campi nei quali l’Italia ha conseguito un indiscusso primato di civiltà nel mondo.

 

 

Michelangelo Lupone compositore e didatta

 

 

Desidero ringraziare coloro che hanno dato vita a questa conferenza perchè ogni istanza, ogni segnalazione sulla  vita sociale e culturale dei musicisti e degli artisti, può essere una preziosa testimonianza per chi, al Governo, intende ascoltarci.

Tutte le norme che in Italia regolano il rapporto tra le Istituzioni e le

attività artistiche recitano una palese volontà di sostegno, d'incoraggiamento alla produzione e alla diffusione della cultura. Con questo il Legislatore dimostra che, almeno teoricamente, è consapevole del valore strutturale di una economia della cultura.

La realtà perà contraddice queste premesse e le norme vigenti portano a far regredire la progettualità e rende caotico e assoggettato al mercato, quello bieco e saturo dei media, anche le proposte più avanzate della cultura contemporanea.

Se il disagio economico generale costringe i più ad accogliere e giustificare come utile solo ciò che concretamente soddisfa i bisogni primari, e se chi ci governa è sensibile solo a questa istanza, dobbiamo "spiegare" e "dimostrare" come  l'equilibrio sociale, i rapporti tra gli individui e i valori condivisi,l'identità di un popolo e la sua civiltà hanno necessità di nutrirsi di musica e di arte! L’uomo non ha solo la pancia, ha anche il cervello e le emozioni.

 

 

Cecilia Chailly compositrice e arpista

 

 

L'Italia è un paese che sta perdendo la stima di sé stesso. Non dare più espressione a ciò che l'ha distinta nei secoli, rendendola unica, come l'arte, la musica, il teatro, significa rinnegare la propria storia, la poesia e la bellezza a vantaggio di una realtà distorta che allontana sempre più le persone dai  bisogni profondi, dal nutrimento che la cultura dona, quando la si coltiva e la si rispetta. Ma oggi stiamo tornando indietro, siamo sommersi dall'ignoranza, dagli sprechi, dall'ipocrisia. Come se la ricchezza interiore fosse meno importante di quella materiale, come se i giovani non esprimessero il bisogno di rinnovarsi e scoprirsi attraverso una musica che cambia o un teatro che racconta ciò che viviamo, e siamo. Ciò che ci ha reso un paese d'eccezione, questa cultura che trapela negli infiniti luoghi storici, nel melodramma italiano, nei musei, sta diventando come una pianta trascurata, che rischia di non dare più frutti né fiori, che rischia di appassire nell'appiattimento generale e nella mancanza di stimoli. Forse dipende anche da noi il fatto di ricominciare a credere che sia ancora possibile agire, in prima persona, innaffiando quotidianamente questo valore inestimabile che ci fa stare bene e ci riporta a ciò che siamo stati, e siamo, veramente.

 

 

Andrea Lucchesini direttore artistico e pianista

 

 

Da anni assistiamo all'erosione dei contributi destinati all'arte ed alla cultura,

in un paese che ha forse come unica 'materia prima'  il proprio patrimonio

culturale. Una politica miope (frutto inevitabile della mancata educazione musicale di

intere generazioni di governanti) non sostoene davvero la vita musicale italiana, nonostante molti passi siano stati compiuti nella consapevolezza del ruolo essenziale che la musica svolge nella vita sociale delle comunità dei paesi civili, nell'ambito dell'educazione delle giovani generazioni e perfino nella cura e nell'assistenza alle persone sofferenti o disagiate.

Certo la crisi economica impone a tutti sacrifici e rinunce, ma non c'è il

rischio di desertificare la vita culturale delle nostre città, azzerando il contributo di tante persone appassionate ed entusiaste, che hanno reso vive le associazioni e le istituzioni musicali italiane? 

Temo che alla fine di questa tenace opera distruttiva che permane da anni, sarà difficile ricostruire il tessuto connettivo della vita musicale del nostro Paese per molti anni a venire.

 

 

Emanuele Arciuli

 

 

da troppi anni la cultura viene maltrattata, derisa nei fatti, censurata e screditata, al punto che oggi eleggerla a bersaglio preferito delle strategie di risparmio sulla spesa pubblica è piuttosto facile e si può procedere alla sua distruzione nella generale indifferenza. Del Fus parlano, con toni che condivido in pieno, anche altri interventi, ma non saranno mai troppi, per cui volentieri vi aggiungo il mio. Vorrei precisare che il problema ha origini lontane. Ricordo ancora la esternazione di una ministra della cultura, rigorosamente di sinistra, che si premurava di dichiarare l’equivalenza di Beethoven e Jovanotti, in quanto entrambi espressioni della cultura. Concetto che, pronunciato da Berio o Frank Zappa, avrebbe avuto forse un senso diverso e provocatorio, partendo necessariamente da ben altre consapevolezze estetiche e – appunto – culturali. La musica colta non può reggere senza il finanziamento pubblico, nè il suo destino può dipendere dal gradimento del pubblico, specie quando questo sia stato – per anni – educato al peggio, e la musica classica sia nel frattempo sparita dai palinsesti delle televisioni e dei giornali. La storiella che non ci sono soldi non ce la raccontano. I soldi sono pochissimi, è vero, ma il modo in cui vengono distribuiti e ripartiti non è nè l’unico nè il migliore possibile.

E’ evidente a chiunque che la cultura sia una delle risorse e dei marchi di fabbrica italiani. Una delle poche cose che ancora salvano l’immagine internazionale della nostra penisola, altrimenti ridotta ad essere la patria della mafia, del malaffare, della pizza e degli scandali. Se non ci riprenderemo il nostro spazio, con le unghie e con i denti, e non lo faremo con decisione e in fretta saranno guai. È tempo che ciascuno esca dal proprio Hortus Conclusus, è tempo di spendersi con generosità. Siamo in guerra.

(dal Giornale dello Spettacolo, 10 gennaio 2011)

 

 

Mimma Guastoni, Salvatore Sciarrino

 

 

Esprimiamo con grande convinzione la nostra adesione ai significati e alle intenzioni che saranno espresse nella conferenza stampa di domani 20 aprile. Consideriamo Musica, Arte, Teatro, Letteratura, come respiri dell`anima senza i quali l`umanita` non e`tale.

Auguriamo il massimo successo all`iniziativa

 

 

Michele Campanella pianista

 

 

I suoni sono i colori della vita.

Non vogliamo vivere una vita tutta grigia,vogliamo invece una vita piena di colori che ci diano forza,entusiasmo,riposo,conforto e che dicano meglio di quanto potremmo fare noi quanto amore c'è nei nostri cuori.

Se ci impediranno di suonare,alle nostre città rimarranno soltanto quei rumori che ci opprimono quotidianamente.

Facciamo suonare le nostre città!

 

 

Andrea Molino operatore e compositore

 

 

In un Paese che, come adeguatamente riconosciuto nella nostra Costituzione, proprio sulla cultura basa la propria identità e in gran parte la propria economia l'attuale situazione mette in discussione le basi stesse del nostro essere Nazione civile.

Tutte le nazioni europee possono contare su un solido programma di sostegno per le attività estere dei propri artisti; il ruolo istituzionale di questo sostegno è evidente, non è mai stato messo in discussione. Al contrario, la mancanza di questa sensibilità da parte delle istituzioni italiane - che si inserisce in un contesto ancora più ampio e ancora più devastato e devastante, che possiamo tristemente osservare in questi mesi - è un ulteriore segnale dello stato di completo abbandono e contemporaneamente di emergenza nel quale il settore culturale italiano si trova, e che viene registrato con un misto di commiserazione, compassione e derisione dai nostri interlocutori all'estero, che, per come la mia attività si svolge, sono quelli con cui ho maggiore frequentazione.

Mi auguro che l'immensa energia che la cultura italiana ha, ha avuto e avrà anche in futuro trovi i modi per uscire da questa crisi, che è peraltro inaudita nelle forme e nei numeri; ormai si tratta di lotta per la sopravvivenza. Per parte mia, non farò mai mancare il mio impegno per raggiungere questo risultato.

 

Guido Barbieri musicologo e critico musicale

 

 

Il miracolo del pareggio di bilancio, nell’universo dell’opera e delle attività musicali, non è mai accaduto: nemmeno nella Venezia seicentesca dell’opera impresariale, nemmeno nella Napoli settecentesca del Teatro dei Fiorentini, nemmeno nell’Italia di metà Ottocento. E nemmeno, nel 2011, alla Lyric Opera of Chicago, tempio del libero mercato… Non è mai accaduto e mai ovviamente, accadrà. Bisogna riconoscere una volta per tutte che la produzione musicale, per sua stessa natura, non possiede alcun valore di scambio in termini di mercato, ma solo ed esclusivamente un altissimo, irrinunciabile valore d’uso.

Se quindi i capolavori della musica non sono capaci di pagarsi le spese sono condannati per forza a scomparire? Dobbiamo rassegnarci a perderne la memoria storica viva? Evidentemente no, sarebbe come dire che siccome il costo del biglietto di ingresso agli Uffizi non basta a tenere in piedi gli Uffizi gli Uffizi devono chiudere. È una questione cruciale che riguarda le scelte “strategiche” di qualsiasi koinè sodale.

Ma c’è un altro argomento contra quem che i liberisti, i moralizzatori e i populisti utilizzano di solito per invocare tagli, chiusure, licenziamenti. “Questo giocattolo costoso e sofisticato che si chiama musica e lirica – dicono i falciatori - se lo paghi chi ci vuole giocare. In fondo si tratta soltanto di un oggetto squisitamente d’élite” Ignorano, i crociati del mercato, che quando va in scena uno spettacolo, d’opera o no, produce oltre ad un bene immateriale immediato anche un bene immateriale differito e cioè un insieme di saperi, di pratiche, di valori che va a costituire il tesoro prezioso della “tradizione”: una somma di denaro invisibile che viene accantonata per essere spesa nel futuro.

Ciò che rende stupefacente e pericoloso l’accanimento ideologico contro lo status sociale della musica è l’entità oggettiva dei capitali in gioco. Nel magro paniere dello 0,2% del Pil che l’Italia investe nella gestione dei beni culturali, alla lirica e alla musica toccano poco più di 450 milioni di euro l’anno: cifre in caduta libera, sia in termini reali che al netto dell’inflazione. Tagli che hanno matematicamente condannato al passivo. Non tutti sanno, però, che la quota del Fondo Unico per lo Spettacolo che spetta ai singoli enti copre, già ora, appena il 50 per cento del bilancio complessivo: l’altra metà del cielo le istituzioni musicali se la guadagnano da tempo con i propri mezzi. Sottrarre anche un solo euro a queste quote già raschiate all’osso significa semplicemente condannare tutti, come sta puntualmente accadendo, non ad una vita virtuosa ma ad una malinconica e stentata sopravvivenza, il cui solo effetto è quello di ridurre ulteriormente il peso sociale, la capacità di incidenza culturale nella vita pubblica.

Un solo esempio, a contrasto, anche se esageratamente “spettacolare”: l’Opéra Bastille, il maggiore, ma non certo l’unico, teatro di Francia, riceve dallo stato un contributo che supera da solo quello che tocca a tutte le attività musicali compreso le quattordici fondazioni liriche italiane.

 

 

 

Alessandro Sbordoni compositore e didatta

 

 

|...| E' importantissimo coinvolgere i "grandi" artisti in momenti come questo.

 Che succederà? Sono veramente preoccupato, anche perché non vedo (a "destra" come a "sinistra") personaggi della politica davvero interessati a portare avanti una battaglia per una cultura veramente "nuova", in grado di essere un vero investimento per il futuro.

 

 

Davide Anzaghi compositore e didatta

 

 

La SIMC (Società Italiana di Musica Contemporanea) aderisce in maniera convinta e partecipe al significato della Conferenza stampa da voi oggi convocata.

Riteniamo che la cultura in tutte le sue molteplici manifestazioni sia essenziale per la costituzione e la saldezza di una società civile propriamente detta, e auspichiamo dunque una rinnovata attenzione e un degno riconoscimento della sua importanza da parte della classe politica e delle Istituzioni.

 

 

 

Silvia Fanfani Schiavoni cantante e didatta

 

 

La musica è una koinè: tutti noi, in tutto il mondo, parliamo la stessa lingua, e ci arricchiamo, quotidianamente, delle diverse modalità espressive proprie dei generi, degli stili, ma anche dei territori geografici con cui possiamo entrare in contatto.

La possibilità di esprimere la propria arte in altri paesi è un elemento sostanziale per la crescita di un musicista.sono questi i tempi in cui c'è bisogno d'arte, sono questi i tempi in cui la ricerca della Bellezza, che è ciò di cui tutti noi ci occupiamo, significa rafforzamento della Speranza.

 

 

Luigi Ceccarelli, compositore e didatta

 

 

La nostra nazione è considerata parte dei paesi poveri, quelli che non hanno fondi per il

sostegno dei loro artisti e della cultura italiana. Mi sono spesso trovato in manifestazioni del genere,

dove tutti i partecipanti erano supportati dai propri organismi pubblici nazionali ad eccezione dell'Italia.

Per un artista italiano è uno shock realizzare che i paesi più ricchi (di cui, a detta dei nostri organi di informazione, noi faremmo parte) sostengono la cultura "significativa" del proprio paese e non solo occasionali raccomandati in gita di piacere.

 

 

 

Emanuele Casale compositore

 

 

Da diversi anni l'Europa sta vivendo un graduale passaggio dalla socialdemocrazia al

neoliberismo. Nei sistemi politici neoliberisti ogni cosa assume valore solo se inserita 

in un sistema di compravendita. Il neoliberismo, dunque, ammette soltanto quei valori

culturali legati al mercato e al profitto. Per tali ragioni assistiamo un po' alla volta allo 

smantellamento del sistema pubblico, alla privatizzazione (palese o fittizia, a seconda

dei casi) della scuola, della sanità, dell'acqua e di altri servizi pubblici. Ecco per quali 

ragioni per gran parte della nostra classe politica l'arte è divenuta spreco anziché 

patrimonio comune. Urge quindi difendere con forza quelle istituzioni musicali che 

mirano a favorire la sperimentazione artistica a vari livelli e la cui attività risulta 

trasparente e ben documentata. Poiché le risorse italiane destinate alla musica 

contemporanea sono già quasi inesistenti, incoraggio caldamente i Ministeri responsabili 

a salvaguardare e a difendere le iniziative musicali meritevoli del nostro paese.

 

 

Alessandro CIpriani compositore e didatta

 

 

La promozione della musica italiana è fondamentale, e la qualità dei nostri compositori e musicisti è spesso di altissimo livello e competitiva con quella dei musicisti di altri paesi europei, che godono di maggior sostegno.

I musicisti italiani sono una risorsa per il nostro paese, sulla quale bisogna scommettere, per rimanere al passo con le più importanti istituzioni europee di cultura e di reale promozione della musica.

 

 

Gabriele Vanoni compositore e didatta

 

 

Da compositore italiano all'estero, sono entrato spesso in contatto con persone ed istituzioni interessate alla musica italiana, attratti non solo dalle caratteristiche uniche e forse gia' note del nostro paese, ma soprattutto perche' conquistati dal talento, dalla creativita' e dalla generosita' dei nostri artisti di passaggio negli USA. Dalla mia esperienza posso dire che la musica italiana oggi

è letteralmente "di oggi", attuale, frizzante e nuova, perche' prende delle radici della nostra musica e programmaticamente diffonde cio' che di bello e interessante succede nel nostro Paese.

Credo che questo lavoro di "attualità musicale" sia possibile solo ove lo Stato sia pronto, reattivo e disponibile non solo a sostenere finanziariamente dei progetti, ma soprattutto ad essere il primo promotore di questo atteggiamento. Questo è sì una responsabilita', ma anche, e soprattutto, un grande privilegio.

 

 

Roberto Fabbriciani concertista flautista

 

 

Sono molto amareggiato per la Musica, di cui si evincono tristi segni del disinteresse e della non considerazione nei confronti della nostra Arte.

Nessuna valorizzazione, nessuna progettualità e nessun futuro per chi da lungo tempo si dedica a promuovere il nostro patrimonio musicale contemporaneo nel mondo.

 

 

 Filippo Del Corno compositre e Presidente Associazione culturale Sentieri Selvaggi

 

 

Anche se le idee possono viaggiare in forma sempre più immateriale, soprattutto grazie alle nuove tecnologie, è solo grazie agli incontri reali e concreti tra le persone che a queste idee danno corpo che si possono sviluppare nuove idee, far nascere nuove occasioni di confronto e di dialogo, sviluppare nuovi progetti.

Non si considera mai abbastanza come la diffusione della creatività artistica italiana declinata al contemporaneo (musicale, teatrale, letteraria, ecc.) generi un’enorme quantità di ricadute virtuose non solo per l’immagine del Paese stesso, ma  anche per la sua economia reale, strettamente interconnessa con lo sviluppo di tutto ciò che riguarda la produzione e diffusione di cultura e conoscenza.

Oggi di fronte alla crisi finanziaria ed economica che aggredisce una parte consistente del mondo occidentale, la maggior parte dei Paesi hanno risposto con massicci investimenti nel mondo della cultura e dell’istruzione: ancora una volta l’Italia invece ha scelto la strada miope del taglio indiscriminato, che colpisce al cuore sia le organizzazioni elefantiache e improduttive che quelle agili ed efficienti.

 

 

 

Domenico Sciajno compositore

 

 

Da circa un decennio prendo parte ad iniziative in campo musicale nel mondo. Inutile dire che a differenza di colleghi francesi, tedeschi, svizzeri, olandesi ed austriaci ci troviamo molto svantaggiati nel far conoscere il nostro operato artistico nel mondo. Se è infatti prassi comune per i paesi civili sostenere i propri artisti, per l’Italia non lo è affatto.

 

 

Marco Pedrazzini Icarus Ensemble

 

 

Il paradosso di vivere in un Paese famoso per la bellezza artistica, l’investimento sul patrimonio culturale ma in ci lo spettacolo dal vivo, quando non si manifesta sotto l’enfatica forma di produzioni popolari di grandi dimensioni, viene così maldestramente bistrattato, produce un arretramento reale delle forze musicali (e non solo) in campo. Non è  un caso che la maggior parte dei giovani compositori emergenti vivano in altri Pesi (anche nel nostro piccolo esiste la fuga dei cervelli). Purtroppo la mancanza di leggi sullo spettacolo che in qualche maniera favoriscano l’inserimento degli esecutori italiani sul mercato internazionale, anche quando c’è l’attiva volontà dei festival di ospitarli, provoca un impoverimento culturale del Pese che forse non sarà percepibile al momento, ma che le generazioni future vivranno in maniere sensibile.

Invito a leggere le modalità di finanziamento dei vicini stati europei, con alcuni dei quali abbiamo anche collaborato facendo la parte dei parenti poverissimi (vedi Croazia): alla presentazione del nostro primo progetto europeo, alla riunione di Parigi con l’itineraire (Parigi), Musique Nouvelle di Mons, Neuevocalsolisten di Stoccarda e Plural di Madrid eravamo l’unico ensemble a non avere accesso a nessuna forma di finanziamento pubblico per la diffusione della cultura nazionale.

 

 

Oscar Bianchi compositore

 

 

Emigrato non appena finiti gli studi al conservatorio per trovare un futuro migliore, e senza aver mai dubitato tale scelta piuttosto che l’utopia di un eventuale ritorno in patria. La creatività e l’ingegno musicale continuano a soffrire pesantemente l’ipocrisia di chi si vanta di appartenere ad un paese glorificato dalla cultura ma che sistematicamente sottrae risorse a quella stessa creatività. Fingendo di difenderla. L’ Italia non può continuare a ignorare e uccidere le sue migliori risorse. Spero che la politica si renda conto che senza eccellenza culturale ed economica non resteranno che le briciole di una vecchiotta gloria del passato e si andrà a decretare la perenne decadenza del paese.

 

 

 

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